Sindrome bipolare o bipolarismo e licenziamento disciplinare

Aggiornato il: 3 ago 2018

Chi è affetto da una malattia invalidante, come ad esempio la sindrome bipolare, può essere soggetto ad un eventuale licenziamento disciplinare nel caso in cui commette un fatto astrattamente illecito?

Secondo la Cassazione, no.

Chi soffre di sindrome bipolare, nei momenti di crisi, si ritrova in uno stato di ridotta capacità di intendere e di volere, pertanto non può essere considerato responsabile di azioni considerate astrattamente illecite.

La Cassazione, in una recente sentenza, ritiene che il lavoratore affetto dalla sindrome bipolare, ossia da malattia considerata invalidante, nei momenti di crisi in cui sopraggiunge uno stato di ridotta capacità di intendere e di volere, non può essere considerato responsabile delle proprie azioni, in quanto in tali situazioni ciò che viene a mancare è la coscienza e la consapevolezza di agire in un determinato modo.

Il licenziamento disciplinare è la forma sanzionatoria disciplinare più grave cui il lavoratore può essere soggetto per la violazione del contratto di lavoro o del CCNL.

Tra le altre forme sanzionatorie, si ricorderanno: il richiamo verbale o scritto, la multa, la sospensione ed infine il licenziamento, ove quest'ultimo è considerato come l'ultima spiaggia a cui ricorrere solo quando il rapporto di lavoro non può più essere proseguito perchè la fiducia nei confronti del lavoratore è venuta ormai irrimediabilmente meno.

L'applicazione di ogni sanzione disciplinare si basa sul principio della colpa del dipendente.

Nel caso del licenziamento disciplinare, il concetto di colpa richiede sempre la coscienza e la consapevolezza di agire in un determinato modo.

Pertanto chi è affetto da "bipolarismo", mancando la coscienza e la consapevolezza dell'azione, non può essere punito con il licenziamento disciplinare.

Lo stesso principio a detta dello scrivente, va applicato anche per tutte le altre forme sanzionatorie disciplinari meno gravi, in quanto presupposto per la loro irrogazione è il concetto di colpa, che viene meno ogni qualvolta manca la coscienza e la consapevolezza di agire in un determinato modo.

Conseguentemente nei casi di una malattia "psichica" invalidante, qualsiasi sanzione disciplinare andrebbe impugnata dinanzi l'autorità competente (in forma conciliativa o giudiziale) per ottenere l'annullamento della stessa o la commutazione con altro tipo di sanzione inferiore.

Avv. Lucio Vincenzo Iazzetta






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