La sottrazione internazionale dei minori

Aggiornato il: 2 ago 2018

Il fenomeno della sottrazione internazionale di minori, o anche detta “kidnapping”, consiste nel <<rapimento>> del minore da parte di uno dei genitori, il quale conduce lo stesso in uno stato diverso da dove egli risiede abitualmente in piena violazione delle regole sull’affidamento.

Le due Convenzioni europee, ossia quella di Lussemburgo del 20 Maggio 1980 e quella dell’Aja del 25 Ottobre del 1980, prevedono una disciplina volta a contrastare e ridurre tale comportamento illecito.

Le due Convenzioni concernono l’istituzione in ciascuno Stato contraente, di una Autorità centrale, che ha il compito di intrattenere rapporti di collaborazione e scambio di informazioni con altre autorità centrali degli altri Stati contraenti, al fine di rendere più agevole il rientro del minore in patria laddove sia stato sottratto illecitamente.

Secondo la Convenzione di Lussemburgo, per poter attivare la procedura volta ad ottenere il rientro del minore in patria, deve essere stato emanato un provvedimento sull’affidamento prima del trasferimento del minore, ovvero dopo il trasferimento deve essere stato emesso un provvedimento sull’affidamento che riconosca l’illiceità del trasferimento.

Pertanto, chiunque abbia ottenuto un provvedimento sull’affidamento, può rivolgersi all’Autorità centrale mediante ricorso, al fine di ottenere il riconoscimento e l’esecuzione di tale provvedimento anche in altri Stati.

La Convenzione dell’Aja, mira a ripristinare lo stato di custodia del minore al genitore affidatario, mediante il rientro immediato del minore.

La procedura mira ad ottenere un provvedimento emesso dall’autorità giudiziaria o amministrativa del luogo in cui il minore è stato condotto illecitamente, che contenga un ordine di rientro.

La Convenzione dell’Aja appronta strumenti diversi a seconda che sia stato leso un diritto di custodia o un diritto di visita.

Il diritto di custodia (right of custody), ai sensi dell’art. 5 Conv., comprende i diritti concernenti la cura della persona del minore; in particolare il diritto di decidere il suo luogo di residenza.

Il diritto di visita, concerne invece la conduzione del minore in un luogo diverso dalla sua residenza abituale per un periodo di tempo limitato (art. 5 Conv.).

Nel caso in cui venga violato il diritto di custodia, scopo della convenzione è ripristinare lo stato prima della sottrazione illecita del minore, attraverso l’immediato rimpatrio dello stesso nel luogo di residenza abituale, mentre nel caso in cui venga violato il “diritto di visita” del genitore non affidatario, la Convenzione prevede una procedura volta a garantire l’esercizio di tale diritto.

Il genitore affidatario è colui che è titolare del diritto di affidamento del minore; soltanto nel caso in cui egli esercitava effettivamente tale diritto, prima del trasferimento, può chiedere il rimpatrio.

Ci sono tuttavia dei casi tassativi in cui il Giudice può negare il rimpatrio del minore, ossia quando il genitore affidatario non è il titolare del diritto di affidamento al momento del trasferimento, o se egli abbia consentito, anche successivamente al trasferimento o al mancato rientro, o quando sussista per il minore il fondato pericolo fisico o psichico per il fatto del suo ritorno, o quando il minore si oppone ed a seguito di una valutazione dell’autorità giudiziaria o amministrativa dello Stato membro in cui si trova, tale autorità constati che il minore ha raggiunto un’età ed un grado di maturità tali che sia opportuno tener conto del suo parere (art. 13 Conv.).

Avv. Lucio Vincenzo Iazzetta



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